EUnited for Equality: Youth against femicide
EUnited for Equality is a non-violent European campaign, carried out entirely by youth between 19 and 29 years old, coming from France, Latvia and



EUnited for Equality is a non-violent European campaign, carried out entirely by youth between 19 and 29 years old, coming from France, Latvia and
Legge regionale sulle aree idonee per la collocazione degli impianti di energia rinnovabile e campagna Basta Complicità. Il 26 maggio, sotto il Palazzo della
Ecco qui spiegati i tuoi diritti, come descritti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Scarica l’opuscolo!

Il volume rappresenta un’introduzione socio-storica delle principali teorie e ricerche empiriche sul razzismo. A fronte delle dinamiche della contemporaneità sempre più segnate da un discorso politico e pubblico contro migranti e minoranze etniche vi è nuovamente la necessità di riflettere sulle dinamiche razziste. Nello specifico, il testo affronta diversi autori e differenti approcci al tema in questione offrendo un quadro ampio e articolato del fenomeno: dal razzismo quale ambito di studio, passando per gli studi classici sulla distanza sociale, il rapporto tra classe, casta e razza e le indagini di Adorno e Myrdal per giungere al dibattito psico-sociologico, al cosiddetto nuovo razzismo, agli studi delle ethnic relations e all’analisi del razzismo ambientale.

Il libro di Chiara Nencioni restituisce voce a una pagina dimenticata della storia italiana: la partecipazione di rom e sinti alla lotta partigiana. Un contributo di correttezza storiografica tanto necessario quanto raro, in un campo ancora segnato da lacune e pregiudizi.
Attraverso testimonianze orali e fonti d’archivio, tra cui il fondo Ricompart dell’Archivio Centrale dello Stato, vengono ricostruiti i percorsi di una ventina di resistenti, tra partigiani combattenti, fiancheggiatori e resistenti civili, attivi in diverse aree dell’Italia settentrionale. Tra loro spicca Amilcare “Taro” Debar, sinto torinese che combatté nella brigata Garibaldi Dante Di Nanni e partecipò alla liberazione di Alba, insignito del diploma partigiano da Sandro Pertini. O ancora Vicenzina Pevarello, sinta, ultima partigiana sopravvissuta, che a 97 anni porta ancora la memoria di un marito fucilato a 19 anni.
I protagonisti vengono definiti ćiriklé, “uccellini” in romanì, perché costretti a darsi alla macchia, in lotta contro i kastènghere, quelli del manganello. Una terminologia che restituisce identità e umanità a chi la storia ufficiale ha troppo spesso ignorato.
Il libro è al tempo stesso ricerca storica e atto civile: ricorda che i rom sono cittadini italiani, e che alcuni di loro hanno onorato quella cittadinanza con la vita.

Gerusalemme è una città dilaniata da millenni di guerre, scontri fra religioni, conflitti fra politiche contrapposte, che ne hanno fatto un simbolo, un avamposto strategico, un luogo da conquistare e controllare.
L’autrice Paola Caridi vi ha vissuto per dieci anni e spesso vi ritorna: i suoi resoconti ci restituiscono una città indimenticabile per la bellezza delle mura antiche, per i suoi tempi scanditi dai canti, per la sua umanità dolente. Ma ricostruiscono anche una città crudele, dove israeliani e palestinesi fanno talvolta la spesa negli stessi supermercati, per poi rinchiudersi nei confini dei rispettivi quartieri. Una città costellata di posti di blocco che controllano gli spostamenti di persone, merci e idee; densa di segni e memorie antiche e recenti, e in cui ogni stagione politica porta con sé nuove versioni della storia passata, nuove ripartizioni degli spazi urbani, nuove costrizioni che divengono abitudini di vita.
Se ci si concentra su una Gerusalemme “senza Dio”, salgono in superficie gli aspetti negati della vita quotidiana. Anzitutto, i diritti nella città, differenti nei fatti a seconda di chi prova a esercitarli. Sopravvive la speranza: che Gerusalemme, una e condivisa da tutti, torni a essere una città per gli uomini e le donne che lì vivono.

Fin da piccola, Nogaye si è chiesta quale fosse il suo posto. Nonostante avesse una casa, una famiglia, degli amici, si è sempre sentita in bilico tra due mondi. Nata in Italia da genitori di origine senegalese, cresciuta in un paesino di provincia, Nogaye ha assorbito tutto il pregiudizio e il rifiuto che la nostra società riserva a chi è “straniero” e ha istintivamente cercato, con tutta se stessa, di appartenere a una maggioranza che la faceva sentire diversa. Per anni ha addotto scuse per non recarsi in Senegal a conoscere la sua famiglia allargata; per anni ha sofferto per il suo aspetto “sbagliato”; per anni si è fatta chiamare con un altro nome, Noghina.
Ma Noghina e Nogaye sono due anime della stessa persona, due anime che si sono sfuggite, si sono date battaglia, ma alla fine si sono abbracciate e ricomposte come tessere di un puzzle. Per arrivarci tuttavia ha dovuto affrontare un percorso lungo per smantellare il razzismo interiorizzato, fatto di letture, studi e incontri e soprattutto di viaggi in Senegal. Grazie a ciò Nogaye si è riappropriata della sua identità e ha potuto prendere lo slancio per diventare attivista per diritti civili e sociali. Nogaye quindi ci propone in questo libro il percorso di decostruzione che lei in primis ha fatto, illuminando zone di ombra che spesso vengono ignorate o negate.

Il libro in questione, alla sua seconda edizione risalente al 2022, cerca di ripercorrere la recente storia dell’Ucraina, in seguito agli ultimi eventi che hanno scosso la nazione: dal primo tentativo di indipendenza fino alla fine della Grande Guerra; alle terribili prove del periodo sovietico e della seconda guerra mondiale; dalla «rivoluzione arancione» fino all’attacco russo. Già dal titolo si percepisce la difficoltà dell’Ucraina, dato il suo passato all’interno dell’URSS e la vicinanza con l’Occidente, che porta ad una incertezza collettiva riguardo l’identità nazionale. Di contro, una critica necessaria è quella della professoressa Simona Merlo, secondo cui ”il maggiore problema del volume risiede nel fatto che l’identità contesa, evocata dal titolo, è riferita soprattutto a fatti recenti, a partire dalla «rivoluzione arancione» del 2004, passando per la mancata stipula del trattato di associazione e libero scambio con l’Unione Europea, fino al conflitto con la Russia di questi ultimi mesi, e non collocata nella vicenda storica di cui l’Ucraina è stata protagonista sul lungo periodo”. Lo scopo dell’autore e il fine del volume è quello di cercare di far riflettere i vari lettori e ripensare l’identità europea e la prospettiva unitaria del continente, superando la logica di potenza con la quale si continuano a concepire i rapporti fra i popoli.
ed. 2014

È la storia di Zehra Doğan, una attivista, giornalista e artista contemporanea curda, condannata per un disegno e gettata nella prigione numero 5 di Diyarbakir, nella Turchia orientale. Una prigione inscritta nella storia del paese come un luogo di persecuzione, ma anche di resistenza e di lotta del popolo curdo. I disegni che lo compongono, fatti uscire clandestinamente dalla prigione numero 5, sono stati fatti da Zehra Doğan nonostante la mancanza di materiale, sfidando muri e divieti.
Le idee non possono essere prigioniere. Trovano la loro strada, scivolano dentro le fessure, attraversano le finestre con le sbarre e le crepe dei muri. Evitano agili il filo spinato. Raggiungono l’esterno della prigione come rami d’edera. E alla fine, arrivano a noi.
2021

Rivisitando alcune categorie classiche del pensiero novecentesco, il lavoro di Byung-Chul Han si focalizza con particolare attenzione sul disagio dell’individuo tardo-moderno nella società odierna, caratterizzata dalla prestazione, dalla competizione e, soprattutto, dall’appiattimento delle contraddizioni e dal venir meno della negatività. Le analisi sviluppate nei saggi qui raccolti mettono in luce, nello specifico, come l’ossessione dell’iperattività e la tendenza sempre più forte al multitasking arrivino a produrre disturbi di natura depressiva e nevrotica. Tali espressioni di malessere e di “stanchezza” vengono interpretate come ovvia conseguenza dell’incapacità del soggetto di sostenere i ritmi dell’iperproduzione postcapitalistica in un contesto in cui non esiste più un modello sociale imposto dall’Esterno, dall’Altro, ma è anzi il soggetto stesso ad averlo introiettato.
2025

La pluralità di lingue, culture, religioni, provenienze, bisogni, aspettative, caratterizza la città contemporanea. La trasformazione multiculturale dei contesti urbani pone numerosi interrogativi agli amministratori e alle istituzioni, agli studiosi, agli operatori dei servizi, ai cittadini. Come riprogettare la città affinchè siano garantite uguali opportunità nell’esercizio dei diritti di cittadinanza, nell’accesso ai servizi per tutti? Quali politiche nazionali e locali sono necessarie per rafforzare la coesione sociale e per far sì che strade e quartieri sempre più caratterizzati da un’eterogeneità sociale diventino luoghi e spazi di inclusione? I molti volti delle diversità visibili e meno visibili sono descritti e analizzati nella prima parte ”paesaggi migratori e convivenza interculturale” attraverso gli sguardi dell’antropologo, del sociologo, dell’esperto di urbanistica, della pedagogista, con l’intento di comprendere la complessità della scena urbana contemporanea e di suggerire nuovi linguaggi, nuove forme di comunicazione, nuovi percorsi identitari. La seconda parte ”i servizi alla persona in chiave interculturale” pone al centro i servizi, chiamati a ripensarsi in senso interculturale, ad aprirsi a nuove prospettive e percorsi. Le esperienze riportate fanno riferimento a quattro macro aree: i servizi educativi e la scuola, i servizi socio- sanitari, i servizi bibliotecari, i servizi di polizia. Dalla visione d’insieme emerge come la società italiana stia progressivamente elaborando nuove strategie per arrivare a un’armoniosa convivenza multietnica.
ed. 2006

Uliano è emigrato illegalmente in Jugoslavia nel 1947. Ahmed è entrato in Italia senza un permesso di lavoro nel 1989. Luigi ha creato una fabbrica in Canada, dove vive da cinquant’anni. Naiaga ha creato una fabbrica in Friuli, dove vive da quindici anni. Ana vuole diventare cittadina italiana per poter votare, perché se si vota ci si sente più partecipi alla vita sociale. Vittoria ha vissuto diciassette anni in Germania, ma si è sempre sentita un’immigrata. Bozidar ha dovuto lasciare la Bosnia per colpa della guerra e oggi suo figlio parla l’italiano meglio del serbo-croato. Il bambino di Ines ha imparato prima il tedesco dell’italiano, perché in Svizzera il figlio di uno stagionale era un clandestino e la famiglia che lo teneva in incognito era svizzero-tedesca.
Storie di emigrazione di un’epoca lontana alcuni decenni e storie di emigrazione di tempi più recenti. Gente che è partita lasciando quello che aveva nella speranza di trovare di meglio in un altro paese, spesso in un continente diverso. Storie che hanno per punto di incontro- per alcuni di partenza, per altri di arrivo- il Friuli, la regione più segnata dall’emigrazione nella storia italiana dell’ultimo secolo e mezzo e una tra quelle dove più marcata è la presenza di immigrati. Storie umane allo specchio, alla ricerca di un dialogo senza preconcetti. Un dialogo possibile, per capire come cambia la società e quali risposte si possono dare a dei quesiti solo apparentemente nuovi.
ed. 2005


L’8% del bilancio alla difesa americano è privatizzato; in Iraq il “contingente” delle compagnie militari private è il secondo più numeroso sul campo; il mercato dei soldati mercenari in tutto il mondo si attesta sui 100 miliardi di dollari all’anno ed è in continua espansione. Le cifre parlano chiaro e questo libro porta in primo piano un tema di scottante interesse: la presenza attiva e diffusa di attori privati nei meccanismi della guerra…
ed. 2004

Il dato storico è che nessun movimento migratorio è mai stato reversibile. I processi migratori scrivono con la penna indelebile delle cucine materne i percorsi della tavola e della convivialità; mescolano le famiglie che dai tempi dei longobardi non hanno mai indovinato chi veniva a cena; intrecciano i vocabolari di arabi e normanni, inseriscono nella concezione romanistica del matrimonio la cultura barbarica, rimodulano le mensilità. E dunque il processo migratorio più recente ha riportato nel nostro paesaggio religioso fisionomie e sguardi al cielo che sono destinati a restare per sempre: anche quando le forme democratiche che la nostra superbia crede eterne saranno state perfezionate o erose dal vento del tempo. Dalla Prefazione di Alberto Melloni
Quanti sono gli imam in Italia? Come si preparano? Come vivono le diverse chiese cristiane in una nostra metropoli? Quali sono le attività e le azioni portate avanti dalla chiesa ortodossa rumena, che in Italia conta su un bacino di oltre un milione di persone? Il volume presenta tre indagini inedite sugli imam delle moschee italiane, sugli ortodossi rumeni e sui diversi volti del cristianesimo tra gli immigrati milanesi. Tre percorsi fino ad ora inesplorabili, che mostrano come l’immigrazione costituisca uno dei più incisivi vettori di un processo di post secolarizzazione e un nuovo movimento di fermento religioso.
ed. 2018


Nel 1931 Giuseppe Antonio Borgese si trasferisce negli Stati Uniti per un ciclo di lezioni all’Università di Berkeley. È lo stesso anno in cui il fascismo impone il giuramento ai professori universitari, così quel soggiorno che doveva essere temporaneo si trasforma in un lungo esilio volontario, lontano dalle pressioni del regime. Nei diciassette anni trascorsi oltreoceano, Borgese frequenta letterati e scienziati di ogni provenienza, si dedica a un’intensa militanza antifascista e, all’indomani dell’attacco nucleare su Hiroshima, promuove il Comitato per la redazione di una Costituzione mondiale. Da quella esperienza nasce Fondamenti della Repubblica mondiale – pubblicato postumo in inglese nel 1953 e ora per la prima volta tradotto in italiano – in cui Borgese espone la sua profonda fiducia nella democrazia. Un manifesto programmatico che è anche una riflessione sulla natura dell’uomo, sulla politica, la storia, la filosofia e la giustizia, un libro dimenticato ma capace di anticipare con intuito profetico i pericoli, oggi quanto mai attuali, della tecnologia incontrollata e della deriva violenta degli stati. La sensibilità dei suoi studi letterari, l’esperienza delle due guerre, la presa di coscienza degli orrori dei totalitarismi, lo convincono dell’inutilità dei conflitti, e che soltanto un governo mondiale democratico, dotato di poteri reali, possa affermare la pace e la giustizia tra le nazioni.
ed. 2022
I temi affrontati in questo fascicolo di Sociologia e politiche sociali si rinvengono in una storiella che si racconta negli Stati Uniti, paese d’immigrazione per eccellenza. anno 2001
Di cosa parliamo quando usiamo l’espressione ‘’violenza di genere’’? Come nasce? Quali sono i primi campanelli d’allarme? Che cosa accomuna il catcalling al femminicidio? E’ tempo di fare chiarezza su un argomento che ci tocca tutti quanti, ma di cui si fa spesso fatica a parlare nei termini giusti: se ne fa carico Carlotta Vagnoli, giornalista, sex columnist, femminista, attivista, da anni punto di riferimento proprio sui temi della violenza di genere. Vagnoli sviscera il discorso affrontandolo a trecentosessanta gradi, parlando di revenge porn e di linguaggio dell’odio, di victim blaming e mezzi di comunicazione, di pregiudizi e luoghi comuni, di educazione e ruoli, di vittime e carnefici. E facendolo ci sprona a muovere un passo fuori dal branco e a diffondere la disciplina del consenso, aprendo la discussione sugli scenari futuri del rapporto tra uomo e donna, con la speranza in una società libera finalmente dagli stereotipi di genere. Con la forza di parlare senza paura, Vagnoli fa luce su uno dei temi più discussi di oggi: la violenza di genere.
‘’Maledetta (sfortuna) perché reiterata, comune, contagiosa, normale che si annida ovunque, in modo trasversale e che possiede, come in un brutto film horror, tutta quanta la nostra società’’.
ed. 2021