di Giulia Berti – 
Oulx è oggi uno dei punti nevralgici della rotta alpina. Situato a pochi chilometri dal confine francese, questo piccolo paese dell’alta Val di Susa è diventato un punto di transito fondamentale per migliaia di persone che tentano di raggiungere la Francia o il Nord Europa. Ogni giorno alla stazione di Oulx scendono decine o centinaia di persone, in viaggio da settimane, mesi, e a volte anche anni, pronte a tentare l’attraversamento.
Da Oulx si prosegue verso Claviere, l’ultimo comune italiano prima della frontiera francese. Da lì, il tragitto continua a piedi, spesso di sera o di notte per evitare di essere visti dalla gendarmerie francese. Il percorso non è segnato su nessuna mappa della zona: si tratta di proseguire in direzione di Briançon, primo comune francese al di là del confine. Ma il cammino può diventare molto impegnativo a causa delle condizioni climatiche, del dislivello e della neve che ricopre le montagne per parecchi mesi all’anno. In inverno il rischio di ipotermia, congelamento e smarrimento aumenta sensibilmente, rendendo la rotta davvero pericolosa, e talvolta fatale.
Sebbene il confine rientri nell’area dell’Unione Europea, è in questa tratta fortemente militarizzato: dopo gli attacchi terroristici del 2015, il governo francese ha infatti deciso di accrescere i controlli lungo la frontiera per impedire l’ingresso di persone non europee. Per dare un’idea del fenomeno, le stime più recenti riportano che tra luglio 2022 e marzo 2023, sono transitate 8.928 persone a Oulx, di cui circa il 12% minori, spesso non accompagnati. Nel 2021 su 15000 casi registrati a Oulx, i respingimenti sono stati 11000, cioè quasi i tre quarti delle persone sono state fermate e respinte dalla gendarmerie.[1]
Si contano anche centinaia di morti, soprattutto a causa di infortuni o condizioni climatiche avverse durante il periodo invernale, anche se è difficile stabilire un numero preciso perché spesso si tratta di persone la cui morte è rimasta non denunciata dalle forze dell’ordine.

Per queste ragioni, negli ultimi anni si è sviluppata una rete di supporto dal basso, che include il rifugio Fraternità Massi a Oulx e il Refuges Solidaires a Briançon, e altre associazioni italiane e francesi, gruppi di volontari locali. Queste realtà svolgono un ruolo fondamentale nel fornire informazioni, assistenza medica, riparo e accompagnamento. Il Rifugio Massi è operativo dal 2018, offre circa un’ottantina di posti letto e pasti caldi, sebbene nei periodi più affollati abbia ospitato anche più di 200 persone al giorno. Qui i volontari, in collaborazione con la fondazione Talità Kum, forniscono assistenza alle persone in transito, procurando loro un abbigliamento il più possibile adatto al clima invernale e fornendo informazioni sul percorso a piedi e i suoi rischi.[2] Analogamente il Rifugio Solidaires sul versante francese è pronto ad accogliere le persone in arrivo, che sostano lì per poi riprendere il viaggio verso il Nord Europa.
Le persone che passano da Oulx raramente restano più di una notte. Ma le loro storie sono intatte e affisse alle pareti. I muri della sala comune del Rifugio Massi sono tappezzati di fogli, disegni, racconti, ringraziamenti, sogni, parole in lingue lontane. Altre storie restano solo nella memoria di chi le ha ascoltate per pochi minuti. Insieme compongono un archivio fragile, ma indispensabile, di ciò che significa attraversare un confine oggi. Affacciandosi a questa realtà quindi si può capire quanto la frontiera non sia solo un limite geografico, una linea su una mappa, bensì un luogo vissuto, attraversato, fatto di paure, determinazione, coraggio, scelte, e attese. Oulx è tutto questo, ed è anche una comunità, fatta di persone che scelgono di esserci e agire. Raccontare Oulx significa riconoscere un pezzo di Europa che spesso resta escluso dalle narrazioni dominanti sulle migrazioni e significa anche chiedersi che cosa dice di noi un confine, che costringe a rischiare la propria vita per attraversarlo.
(da una esperienza vissuta in prima persona fra il 25 e il 28 aprile di quest’anno)
[1]Dati raccolti da MEDU – Medici per i Diritti Umani, realtà che collabora al fianco del Rifugio Fraternità Massi a Oulx fornendo assistenza sanitaria alle persone migranti.
[2]Molte persone vedono la neve per la prima volta; il personale è quindi incaricato di fornire informazioni sui rischi connessi al freddo e alla neve: possibilità di valanghe, congelamento, ipotermia.