La discesa di Gaza nella catastrofe mette alla prova la coscienza dell’Europa

di Bengisu Kaya –  The Federalist Debate –

Il saggio di Josep Borrell, “Gaza’s Descent Into Catastrophe Tests Europe’s Conscience,” scritto da un diplomatico europeo di lunga esperienza ormai libero da incarichi ufficiali, somiglia meno a un rapporto politico e più a uno specchio rivolto all’anima stessa dell’Europa. Borrell parla di Gaza non con i numeri, ma con i termini della morale: “coscienza,” “etica,” “responsabilità.”
Dal crollo della tregua del 18 marzo 2025, migliaia di civili hanno perso la vita e la carestia e la distruzione sono diventate parte della quotidianità di Gaza. Nonostante gli avvertimenti delle Nazioni Unite, gli appelli della società civile e il blocco dei convogli di aiuti umanitari, il continente rimane paralizzato, sospeso in una sorta di immobilità morale fuori dal tempo.
L’articolo di Borrell non è un’accusa, ma un promemoria.

L’Unione Europea è nata sui principi dei diritti umani, dello stato di diritto e della pace. Eppure oggi questi stessi principi sembrano assenti tra le strade distrutte di Gaza. L’unità e la determinazione che l’UE ha mostrato di fronte all’aggressione della Russia contro l’Ucraina si sono, nel caso della Palestina, trasformate in silenzio. Questo doppio standard, avverte Borrell, sta erodendo la credibilità dell’Europa non solo nel mondo musulmano, ma anche in Africa, America Latina e Asia.
Egli sottolinea che nessun orrore può mai giustificarne un altro. Se l’Europa vuole rimanere fedele ai propri valori, non può restare inattiva di fronte a questa catastrofe. Questa frase racchiude l’essenza dell’intero numero di The Federalist Debate: La democrazia ha senso solo quando è universale. I diritti umani non cambiano con la geografia. E la pace non è semplicemente l’assenza di guerra, ma il ristabilirsi della giustizia.

Ciò che accade oggi a Gaza non è solo la tragedia del popolo palestinese; è anche una domanda che l’Europa deve rivolgere alla propria memoria storica: Può un continente nato dalla vergogna dell’Olocausto restare in silenzio di fronte alla sofferenza di un altro popolo? Il senso di colpa storico si è trasformato in una nuova forma di indifferenza? E forse, più urgentemente: l’Europa può ancora essere la voce dell’umanità?

Al Centro per la Pace, vediamo questa domanda non come un dibattito politico, ma come una prova morale. In ogni evento che organizziamo per la Palestina, in ogni atto di solidarietà, in ogni
conversazione pubblica, torniamo sempre alla stessa domanda. Perché la pace non è solo la fine della guerra: è la ricostruzione della giustizia. E la giustizia inizia solo dove le persone rifiutano di chiudere gli occhi e hanno il coraggio di rompere il silenzio.

Oggi, le rovine di Gaza riflettono la coscienza stessa dell’Europa. E affrontare quel riflesso non è più una scelta: è una responsabilità.

Fonte: Josep Borrell, “Gaza’s Descent Into Catastrophe Tests Europe’s Conscience,”
The Federalist Debate: Papers on Federalism in Europe and the World,
Anno XXXVIII, N. 2, Luglio 2025.

 

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