Ma l’Italia invia ancora armi ad Israele?

di Ndeye Anna Thiaw – 

Nel pieno di una crisi umanitaria senza precedenti a Gaza, l’Italia – nonostante proclami e rassicurazioni – continua a commerciare armamenti con Israele. È quanto emerge dai dati ufficiali aggiornati al 2024-2025: armi esportate anche dopo l’attacco del 7 ottobre e importazioni raddoppiate. Un commercio inammissibile dal punto di vista etico ma anche da quello legale: va ricordato infatti che l’Italia è tra i firmatari del Trattato ONU sul commercio delle armi che impedisce la vendita a Paesi coinvolti in conflitti o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. È innegabile che Israele sia uno di questi.

L’ammissione ufficiale da parte del governo è arrivata il 7 maggio 2025 in Commissione Esteri alla Camera per voce del sottosegretario Giorgio Silli, che ha ammesso per la prima volta che armi italiane sono state inviate a Israele anche dopo il 7 ottobre 2023. Il sottosegretario, però, precisa che l’approccio adottato dal governo italiano nei confronti di Israele rimane “particolarmente restrittivo”: infatti le spedizioni effettuate dipendono da licenze rilasciate prima dell’inizio del conflitto e su queste vecchie licenze è stata fatta una “valutazione caso per caso”. Silli sostiene che: “sono stati inviati in Israele solo materiali che non potessero essere utilizzati contro la popolazione civile”.

Non è difficile immaginare perché questa giustificazione risulti insufficiente per tanti, da esperti di settore a semplici cittadini. Qualsiasi tipo di armamento che venga venduto dall’Italia all’esercito israeliano, anche se utilizzato indirettamente, rende il nostro governo complice del genocidio e della pulizia etnica perpetrati a Gaza contro il popolo palestinese.

La relazione governativa 2025 sull’export di armamenti non è totalmente trasparente sulla tipologia di armi esportate, ma sicuramente sono coinvolti pezzi di ricambio per gli elicotteri M-346, oltre ad armi leggere e munizioni. Particolarmente inquietante è il caso emerso grazie all’inchiesta di Altreconomia: nel giugno 2024, dalla provincia di Viterbo sono state esportate spolette e sensori di prossimità per un valore di quasi 3 milioni di euro. Questi materiali, che servono per attivare l’esplosivo di bombe e proiettili, secondo il Ministero della Difesa sono stati spediti in Israele per essere distrutti dalla ditta israeliana che li ha prodotti. Un caso “singolare” che lascia aperti dubbi seri sull’effettivo utilizzo.

Ma il commercio con Israele non coinvolge solo esportazioni: nel 2024, l’Italia ha raddoppiato le importazioni di armamenti da Israele per un totale di 154 milioni di euro. E tutto questo mentre Israele è oggetto di gravi accuse di crimini di guerra da parte di organismi internazionali, come l’ONU e Amnesty International. Il governo italiano giustifica queste operazioni affermando che non esiste alcun obbligo legale di interrompere gli acquisti, e che tutto avviene “nel rispetto delle normative vigenti”.

Come cittadini italiani non possiamo restare in silenzio di fronte a questi dati. Ogni euro delle nostre tasse speso in armi israeliane e ogni componente militare inviato a un governo che colpisce civili diventano una responsabilità che ricade anche su di noi.

Il governo deve impegnarsi a sospendere tutte le forniture militari a Israele, nuove e vecchie, e garantire la massima trasparenza su tutte le esportazioni in atto. Questo è fondamentale se l’Italia vuole smettere di essere complice di un paese che sta ripetutamente violando il diritto internazionale.

Il commercio di armi deve finire perché ci siano giustizia e rispetto dei diritti umani, in Palestina come nel resto del mondo.

FONTI:
“Armi e munizioni” dall’Italia a Israele nel 2024. Il caso delle spolette partite da Viterbo
Export di armi da guerra italiane a Israele dopo il 7 ottobre. La conferma delle Dogane
Sempre più armi italiane all’estero: autorizzazioni ad oltre 7,6 miliardi nel 2024 – Controllo export armi
Ora il governo confessa: “Vendiamo armi a Israele, ma non colpiscono civili” – Il Fatto Quotidiano

Condividi su Facebook

Articoli recenti:

Richiesta di ammissione a socio

Modulo da compilare in ogni sua parte.
Una volta inviato riceverete una mail con il modulo pronto
per essere firmato e reinviato (o consegnato direttamente).