di Melissa Kalemaj
Secondo gli ultimi dati del Rapporto Oxfam 2026, presentati a Davos, il pianeta viene rappresentato come diviso in due: da una parte, per la prima volta nella storia, si è superata la soglia dei 3000 miliardari, lo 0,0000375% della popolazione mondiale; al contempo, quasi cinque miliardi di persone sono diventate povere in relazione al 2020. Questi dati ci dimostrano come la disuguaglianza, soprattutto economica, e la povertà siano due fenomeni estremamente collegati: l’uno influenza l’altro.
Ma cosa sono la disuguaglianza e la povertà?
Secondo la Treccani, la povertà è una condizione di privazione cronica di risorse, capacità e servizi fondamentali, che impedisce il soddisfacimento dei bisogni primari (cibo, casa, salute) e limita la libertà di scelta e la dignità umana. Può essere assoluta (mancanza di beni di sussistenza) o relativa (rispetto al contesto socio-economico), distinguendosi dalla miseria per la mancanza del superfluo anziché del necessario.
Secondo l’Istat, invece, la povertà è una condizione economica per cui vi è l’impossibilità di acquistare beni e servizi, in modo indipendente da quale sia la condizione di vita media della popolazione in cui si vive.
L’Istat si avvale di un paniere di beni e servizi ritenuti indispensabili per una famiglia.
La povertà può essere di vario tipo:
-Assoluto: prendendo un paniere di beni e servizi considerati essenziali che ha un determinato valore monetario; se una famiglia spende mensilmente un valore pari o inferiore a tale paniere, allora è considerata in una condizione di povertà assoluta.
-La povertà relativa viene definita tale perché si basa su un parametro variabile come la spesa media mensile pro-capite, considerando povera una famiglia di due persone la cui spesa è pari o inferiore a tale valore e applicando specifici coefficienti correttivi per adattare la soglia a nuclei di diverse dimensioni
La disuguaglianza invece è l’essere disuguale; disparità: disuguaglianza d’età, di grado; disuguaglianze sociali | mancanza di uniformità; irregolarità, asperità: le disuguaglianze del terreno
Anche la disuguaglianza si differenzia in vari tipi in quanto è un fenomeno multidimensionale; può essere sociale, economica, di genere o di salute.
Relazione tra disuguaglianza e povertà
Fatta questa premessa teorica, importante per ben capire come questi due concetti si rapportano, si passa ora alla relazione importante che c’è tra questi due.
Povertà e disuguaglianza (di qualsiasi tipo, quindi economica soprattutto ma anche sociale, di genere e di salute) sono in relazione in un senso causa-effetto reciproco, ovvero la povertà porta a disuguaglianza e la disuguaglianza porta alla povertà.
La povertà ha come conseguenza la disuguaglianza.
Le società in cui vi è un tasso di povertà molto alto sono più propensi alle disuguaglianze, quali un forte tasso di differenza tra molto poveri e molto ricchi e soprattutto la disuguaglianza di genere.
Nei gruppi in cui ci sono forti disuguaglianze di tipo sociale, quindi differenze di classe, vi sono situazioni in cui chi non ha accesso alle cure subisce disparità sanitaria, per cui molto probabilmente non potrà lavorare e di conseguenza sarà più povero.
Ma quali sono le soluzioni?
Ci sono varie possibili soluzioni.
Quella su cui ci si potrebbe concentrare è la riduzione della spesa militare dell’intero pil nazionale.
Secondo l’enciclopedia Treccani, lo sviluppo economico è un fenomeno durevole nel tempo, consistente nella crescita di alcune variabili reali del sistema: produzione, consumi, investimenti, occupazione. In politica economica, per politica dello sviluppo economico si intende la creazione delle condizioni favorevoli allo sviluppo economico e anche l’elaborazione e l’attuazione di piani organici di investimenti pubblici e la coordinazione di investimenti privati.
Lo sviluppo economico, tuttavia, non per forza migliora la qualità della vita delle persone; per questo motivo, l’Indice del prodotto interno lordo non per forza indica appunto come i cittadini vivono.
All’interno del concetto di sviluppo economico vi è la spesa militare.
Sebbene la spesa militare, che dipende da scelte di policy e contesto geopolitico (in Italia sono previsti 35 miliardi di euro), sia importante per la sicurezza nazionale, incida molto sulla povertà e sulle disuguaglianze.
Nel momento in cui lo Stato sceglie di allocare una grande percentuale di investimenti nel settore militare, ciò viene tolto da settori essenziali quali l’educazione, la sanità, le infrastrutture che nel lungo termine sono essenziali al proseguimento della stabilità economica, e inoltre, se non sono finanziati dallo Stato, ciò porta all’offerta di servizi solo in modo privato.
In questo caso povertà e disuguaglianza sono estremamente correlate: non potere avere accesso ai servizi aumenta esponenzialmente le disuguaglianze dal punto di vista educativo, di genere, in quanto tendenzialmente il genere femminile è quello più sacrificato quando vi è da decidere chi va a scuola o no; a livello di salute.
Un esempio concreto è la situazione russa ad oggi, nel quarto anno di guerra: la manodopera è diminuita drasticamente, sia per l’indirizzamento alla produzione di droni e altri strumenti militari, sia per un fenomeno di emigrazione; inoltre si assiste ad un forte aumento dei tassi di criminalità.
Per di più la militarizzazione porta una maggiore instabilità politica, che non va a favore dell’uguaglianza e la riduzione di povertà, in quanto spesso i regimi militari non sono democratici e hanno al centro una personalizzazione del potere, portando quindi alla mancata cura della nazione, e soprattutto dei bisogni anche minimi dei cittadini (tra cui in maggioranza bambini che non hanno la possibilità di avere un’educazione giusta e aperta ad un futuro garantito da conoscenze e non solo da puro indottrinamento).
In conclusione, povertà e disuguaglianza sono fenomeni profondamente intrecciati, che si alimentano a vicenda in un circolo difficile da spezzare. La riduzione della spesa militare a favore di investimenti in educazione, sanità e infrastrutture, rappresenta una delle leve più concrete a disposizione degli Stati per interrompere questo ciclo. Non si tratta di scegliere tra sicurezza e benessere, ma di trovare un equilibrio che metta al centro la dignità e i diritti fondamentali di ogni persona, a partire dalle più vulnerabili.
Biografia:
https://www.futura-editrice.it/wp-content/uploads/2019/10/06Fantozzi_Segre.pdf
https://www.futura-editrice.it/wp-content/uploads/2019/10/06Fantozzi_Segre.pdf
https://grafici.altervista.org/incidenza-di-poverta-assoluta-e-relativa-in-italia/
https://www.treccani.it/enciclopedia/sviluppo-economico/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/29/spesa-militare-aumento-miliardi-difesa-notizie/8176244/
the origins of military supremacy in dictatorships
https://en.wikipedia.org/wiki/Authoritarianism
https://academic.oup.com/book/45822/chapter-abstract/400690642?redirectedFrom=fulltext&login=false