Accordo Italia-Albania: è davvero efficace?

Di Renée Baroni.

Nelle ultime settimane l’Italia si è trovata nuovamente al centro del controverso dibattito riguardante la gestione dei migranti.
Il piano concordato nel Protocollo Italia-Albania firmato nel novembre 2023 è stato avviato il 14 ottobre 2024 con lo spostamento forzato di 16 migranti nelle strutture di Schnjin e Gjader, Albania.
Il Protocollo prevede che ogni mese alcune categorie di migranti vengano deportate nel paese extraeuropeo in attesa che la loro richiesta d’asilo in Italia venga esaminata. Con questa pratica il governo ha l’obiettivo di liberare i centri di accoglienza italiani e scoraggiare le nuove partenze, strategia che molti esperti hanno giudicato inefficiente. A livello economico i centri detentivi in Albania sono costati all’Italia 670 milioni di euro in 5 anni, senza considerare gli elevati costi di viaggio della nave militare Libra che traghetterà i richiedenti asilo e che non presenta gli spazi adeguati per trasportare un numero elevato di persone. In un documento pubblicato nella fase di ratifica del Protocollo, l’UNHCR sostiene che effettuare i controlli a bordo dell’imbarcazione in alto mare comporta dei rischi tanto per i migranti quanto per gli operatori, oltre a problemi di sicurezza e di ordine pubblico che potrebbero insorgere.

I primi 16 migranti sono stati selezionati in quanto uomini non vulnerabili e provenienti da paesi che l’Italia considera sicuri: Egitto e Bangladesh, recentemente aggiunti alla lista italiana, sono stati in realtà definiti “non sicuri” dalla Cedu e la loro sicurezza è stata messa in dubbio anche dalla sentenza del 4 ottobre 2024 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Rilevante è il fatto che la quasi totalità delle richieste d’asilo in Italia provengano da paesi valutati come “non sicuri”, di conseguenza i centri detentivi italiani in Albania non dovrebbero entrare neanche in funzione non avendo persone con i requisiti necessari per esservi trasferite.
Sorge inoltre un altro problema: donne, bambini e persone con evidenti fragilità verranno inserite nel circuito di accoglienza italiano a Lampedusa, ma non è ancora possibile verificare dove, le persone appartenenti a queste categorie dopo l’ultimo salvataggio in acque internazionali, siano state portate. Per giunta, come verranno gestiti i migranti, qualora dovessero presentare i requisisti richiesti per essere trasferiti, nei giorni in cui la nave militare sarà in viaggio verso l’Albania?
È risaputo inoltre che il sistema dei rimpatri è poco efficiente: i dati dimostrano che in tutta l’Unione Europea solo un extracomunitario su quattro viene effettivamente rimpatriato dopo l’ordine di espulsione.

È la prima volta in Europa che viene avviata una procedura di questo tipo, procedura che per molti giuristi risulta in contrasto non solo con la Carta dei diritti fondamentali ma anche con le leggi fondamentali della Costituzione italiana.
I trasferimenti forzati attuati con il Protocollo Italia-Albania violano il “principio generale di non respingimento” contenuto nell’art. 53 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati 1951. La stessa convenzione afferma il principio generale di diritto di accesso al territorio di uno
Stato, anche quando l’attraversamento è irregolare, obbligo al quale l’Italia sta venendo meno. Lo spostamento di milioni di persone potrebbe rappresentare un vero e proprio “respingimento collettivo”, vietato dall’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
I centri sono un ulteriore tentativo da parte del governo italiano di esternalizzare le frontiere, un sistema che riflette perfettamente il pensiero coloniale occidentale. Dal punto di vista dei diritti umani, la detenzione amministrativa dovrebbe essere usata in misura eccezionale e in ultima istanza, il nostro governo ne sta invece facendo un uso eccessivo e sistematico privando i richiedenti asilo dei loro diritti.

Serena Chiodo – Ufficio Campagne Amnesty International Italia scrive “le leggi e le pratiche italiane non sono compatibili con le norme e gli standard internazionali e comportano violazioni non solo del diritto alla libertà, ma anche il diritto all’asilo, al ricorso effettivo e all’assistenza legale”. Chi rimane infatti nei centri in attesa di giudizio, oltre a subire violenze fisiche e psicologiche, non ha alcuna certezza di poter avere accesso agli avvocati, ai mediatori culturali e linguistici.

Ogni trattenimento nel Cpr deve essere autorizzato da un giudice della procura di Roma sulla base di una serie di valutazioni, fra le quali l’età, la condizione del migrante e la sicurezza della nazione di provenienza. Il Tribunale di Roma, dopo lo sbarco nel porto albanese di Schinjin dei primi migranti, non ha convalidato il loro trattenimento: erano presenti due minorenni, due persone adulte in condizioni di estrema vulnerabilità e, applicando la sentenza 406/22 della Corte di Giustizia europea, Bangladesh ed Egitto non possono essere considerati paesi sicuri per alcune categorie di persone o per via di situazioni particolari in alcune delle loro regioni. Continua così lo spostamento arbitrario di queste persone, un viaggio per loro che pare non debba finire mai.
Nonostante il governo italiano stia tentando con un decreto legge di complicare la convalida dei trattenimenti, per un giudice le norme europee hanno validità superiore rispetto a quelle nazionali.

Ne risulta un quadro imbarazzante per il governo italiano sulla gestione dei flussi migratori sia a livello nazionale che europeo, ma del tutto prevedibile. L’Accordo Roma -Tirana nasce e fallisce nel giro di pochi giorni: numerosi i giuristi che avevano avvisato il governo Meloni dell’illegalità del protocollo Albania, un’altra occasione per sprecare soldi pubblici in centri extraterritoriali che potrebbero non entrare mai in funzione, dati anche i seri dubbi che la magistratura italiana ha sollevato circa la loro legittimità ed efficacia. D’obbligo è fermare queste pratiche detentive che violano i diritti umani e si fanno gioco della vita delle persone come se queste fossero delle semplici pedine da spostare da un paese all’altro. E’ giunto il momento che l’Italia si prenda le proprie responsabilità e accetti le conseguenze dei suoi crimini.

FONTI
– https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2024/10/15/centri-migranti albania-trasferimento-libra
– https://www.amnesty.it/la-detenzione-amministrativa-delle-persone-migranti-e richiedenti-asilo-in-italia/
– https://www.unhcr.org/it/wp-content/uploads/sites/97/2016/01/Convenzione_Ginevra_1951.pdf

– https://www.lifegate.it/migranti-albania-meloni
– https://documenti.camera.it/leg19/documentiAcquisiti/COM01/Audizioni/leg19.com01.Audizioni.Altro.PUBBLICO.ideGes.27058.10-01-2024-19-04-46.245.pdf

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