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La Pace inizia dalle nostre Città. I° Marcia della Pace della Provincia di Forlì-Cesena. Sulle orme di Annalena Tonelli ed Ernesto Balducci
Anno2012
Promuoviamo questa prima marcia della pace Forlì-Cesena con conclusione a Bertinoro in ricordo di due persone che con il loro impegno e con la loro vita hanno testimoniato che la pace si costruisce ogni giorno. Un’opera che hanno portato avanti a “tutto tondo”, sia sul versante culturale ed educativo che su quello umanitario e di vicinanza agli “ultimi”. Gli aderenti a questa Marcia vogliono guardare a queste due figure come misura e segno del loro agire per la pace.
È un momento difficile per i temi dell’educazione alla nonviolenza e della cultura di pace, quasi nessuna agenzia educativa si preoccupa di promuovere questo valore e dall’agenda politica la parola pace è ormai scomparsa, sopraffatta dalla parola ‘crisi’. Noi promotori vogliamo questa marcia consapevoli che la pace potrebbe costituire una grande opportunità per uscire dalla crisi economica che ci attanaglia, destinando in modo migliore enormi risorse finanziarie ed umane. A livello internazionale le spese in armamenti sono costate all’umanità nel 2011 più di 1.600 miliardi di euro.
A livello nazionale abbiamo un bilancio della difesa che, includendo le missioni militari all’estero arriva a superare i 23 miliardi di euro all’anno ed un Ministro, l’Ammiraglio di Paola, che taglia il personale per rafforzare l’apparato bellico con un piano di investimento decennale che costerebbe decine di miliardi di euro. La Cooperazione Internazionale invece è arrivata ai minimi storici del suo finanziamento annuo, cioè solo 86 milioni di euro ed il servizio civile nazionale ha seguito lo stesso triste cammino con una cifra ancor più bassa: 68 milioni di euro.
Oggi sono rappresentati solo gli interessi dell’intreccio militare-industriale: per esempio Finmeccanica e il sistema bancario italiano (vedi la Banca Nazionale del Lavoro e Unicredit, pesantemente coinvolte nei flussi finanziari del commercio di armi italiane).
Eppure le alternative non mancano: dai metodi della nonviolenza per la trasformazione-gestione dei conflitti, ai Corpi Civili di Pace relativamente alle missioni militari all’estero, alla Protezione Civile e alla Cooperazione Internazionale per impiegare i militari in attività sicuramente più coerenti con il dettato Costituzionale dell’art.11 e dell’art.52 e più vicine alle esigenze di ‘difesa della Patria’ intesa come Comunità civile di persone, istituzioni e realtà che vivono in un determinato spazio.




