inventario 5131 – 08-diritti umani/068
a cura di Beatrice Fabbian –
Trama e contenuto
Il volume raccoglie una serie di interventi – inizialmente presentati in occasione di cicli di conferenze organizzati da Amnesty International – dedicati al rapporto tra globalizzazione e diritti umani. Studiosi di diverse discipline e attivisti noti a livello internazionale analizzano le contraddizioni e le sfide che la globalizzazione pone alla tutela dei diritti fondamentali, offrendo letture critiche e plurali del fenomeno.
Secondo Susan George, la globalizzazione si pone in contraddizione con i diritti umani: i vincitori del processo globale sono pochi, mentre i perdenti sono moltissimi, poiché la logica del profitto prevale sulle necessità umane.
Michael B. Likosky esamina la diffusione dello Stato oligarchico filo-imprenditoriale, in cui gli interessi dei cittadini vengono subordinati a quelli del capitale privato. Di conseguenza, la privatizzazione ha interessato anche tutti quei settori che si dedicano al perseguimento del benessere pubblico.
Il professore Noam Chomsky identifica tre pilastri del nuovo ordine mondiale postbellico: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’ordinamento economico di Bretton Woods, e la Carta delle Nazioni Unite. Tuttavia, oggi questi pilastri risultano deboli e parzialmente crollati, sotto il peso crescente del potere privato, che alimenta sofferenze e disuguaglianze all’interno delle società.
Alan Ryan propone una visione dei diritti come diritti negativi (immunità), sostenendo che lo Stato dovrebbe, in linea di principio, astenersi dal compiere determinate azioni. Perciò, egli critica la visione di N. Chomsky secondo la quale la politica estera e interna degli USA sia sempre e solo guidata dalle esigenze del capitalismo d’impresa. A volte si tratta del risultato di errori, arroganza umana e/o razzismo.
Vandana Shiva, fondatrice e direttrice della Research Foundation for Science, Technology and Ecology, denuncia l’inganno del libero commercio, presentato come “naturale” ma in realtà coercitivo. La separazione tra diritti civili e diritti economici ha favorito l’idea che i primi possano essere sacrificati in nome della crescita economica, legittimando ingiustizie sistemiche. Per Shiva, è essenziale l’organizzazione di movimenti collettivi in difesa dei diritti umani.
Yogi Sikand, in disaccordo con Shiva, osserva che i conflitti etnici non derivano solo dal controllo delle imprese sulle risorse alimentari, ma hanno radici più antiche, come dimostrato dal sistema delle caste in India, secondo il quale ci sono individui puri e quindi degni di occupare posizioni più prestigiose, mentre altri sono impuri e quindi lasciati ai margini dei processi decisionali.
L’ex capo economista della Banca Mondiale, Joseph E. Stiglitz, sottolinea il valore della trasparenza democratica. In un mondo globalizzato, l’accesso all’informazione rappresenta una condizione fondamentale per la partecipazione e per il reale potere dei cittadini.
Il docente B.S. Chimni amplia questa riflessione chiedendo trasparenza anche per le istituzioni internazionali e le multinazionali, al fine di contrastare la corruzione e favorire una maggiore partecipazione civica.
Homi K. Bhabha, con un approccio culturale e postcoloniale, evidenzia che il multiculturalismo deve fondarsi sul riconoscimento delle comunità culturali presenti in uno stesso territorio. Il diritto alla narrazione, inteso come capacità creativa e identitaria di raccontarsi, diventa un fondamento per la giustizia e per una società realmente democratica.
Seguendo un approccio filosofico, Charles Taylor affronta la complessità del multiculturalismo e della molteplicità, sottolineando che ogni contesto presenta problematiche diverse. Egli assegna al linguaggio un ruolo chiave nell’esprimere e articolare queste diversità e nel contrastare i meccanismi di esclusione che risultano dal processo di globalizzazione.
Anthony Appiah riflette sul cosmopolitismo, anche attraverso la propria biografia, in quanto nato da padre ghanese e madre britannica. Secondo il professore, ogni individuo costruisce la propria identità all’intersezione tra una dimensione personale e una collettiva. Questi due caratteri sono strettamente connessi: l’individualità presuppone la socialità, e viceversa. La libertà, in questa visione, si fonda sulla possibilità di scegliere chi essere, in un mondo fatto di molteplici valori culturali e morali.
Infine, Richard Rorty propone una visione pragmatica e “sentimentale” dei diritti umani: non si fondano su verità universali, ma sulla capacità di provare empatia e condividere storie. La narrazione diventa uno strumento potente per costruire una speranza collettiva, capace di unire senza creare nemici.
Valutazione finale
La debolezza del più forte è un’opera corale che affronta il tema della globalizzazione con un approccio interdisciplinare e critico. Pur avendo posizioni diverse, gli autori condividono l’idea che l’attuale modello economico e politico globale metta a rischio la dignità e i diritti delle persone. Il libro invita alla riflessione e all’azione, promuovendo una visione della globalizzazione che sia più equa, partecipativa e rispettosa delle differenze culturali e sociali. Inoltre, gli autori vogliono ricordarci che i diritti umani non sono mai garantiti una volta per tutte, bensì è necessario difenderli costantemente.