Raffaele Barbiero, Miria Bovino –
Il 6 Marzo il Consiglio Europeo ha approvato il pacchetto da 800 miliardi di euro per sostenere il progetto ReArm Europe. Lo scopo è quello di incentivare un piano di riarmo europeo con investimenti nel campo della Difesa dei paesi membri. Tuttavia, un riarmo generalizzato che investe negli eserciti dei singoli Paesi non rafforza la sicurezza nazionale, piuttosto aumenta i guadagni delle industrie belliche e diminuisce le risorse dei cittadini. In che modo l’Unione Europea dovrebbe far fronte alla guerra in Ucraina? La costituzione di un esercito unico Europeo potrebbe arginare la crisi?
La costituzione di un esercito unico europeo rappresenterebbe un passo fondamentale per rafforzare l’Unione Europea come potenza indipendente. Al momento, la sicurezza del nostro continente dipende in larga scala dalla NATO, un’alleanza in cui gli Stati Uniti giocano un ruolo dominante a livello politico ed economico. Di conseguenza, la difesa dell’Unione Europea è soggetta agli interessi statunitensi, nonostante non coincidano sempre con quelli europei. Ciò si rivela particolarmente importante alla luce dei cambiamenti politici avvenuti oltreoceano. Per citare un esempio, recentemente il Presidente Trump ha dichiarato di non volere più sostenere economicamente e militarmente l’esercito ucraino. Nel caso in cui le sue dichiarazioni dovessero realizzarsi, l’Unione Europea non avrebbe a disposizione nessun mezzo comune, economico e militare, per contrastare l’avanzata russa in Ucraina e in Europa. Un esercito unico europeo consentirebbe di svincolarci da dinamiche politiche imprevedibili, garantendo al tempo stesso maggiore sicurezza.
Non sarà semplice, considerando le condizioni attuali dell’Unione, avviare un’operazione del genere. Infatti, sono numerosi gli Stati membri che contano tuttora sull’appoggio degli Stati Uniti, devolvendo meno del 3% del PIL alle spese militari. Così facendo, non permettono di staccarci completamente dall’area di influenza statunitense. Inoltre, stiamo vivendo un ritorno al protezionismo e al nazionalismo che ci allontana dalle idee fondanti dell’Unione. In aggiunta a tutto questo, non dobbiamo dimenticare che al momento siamo privi di una politica estera condivisa, nonché delle basi per una difesa unificata. Come possono degli Stati che hanno opinioni contrastanti sulla gestione dei migranti, o sui rapporti con la Cina, avere lo stesso esercito? Che cosa ci manca ancora come cittadini dell’Unione per considerarci un unico popolo europeo? Sicuramente, investire enormi somme per la difesa dei membri singoli non è la soluzione. Bisogna costruire prima o in contemporanea le istituzioni politiche comuni necessarie per lo sviluppo dell’Unione Europea, che non sia vista solo come forza militare, ma come faro per la democrazia, la libertà, la pace e l’equità economica e sociale.
In conclusione, per dare un’ulteriore risposta alle domande iniziali, riteniamo sia giunto il momento di prendere in considerazione la definitiva realizzazione dei Corpi Civili di Pace Europei, di cui si dibatte dall’inizio del nuovo secolo. Servono investimenti per la costruzione di una pace duratura, piuttosto che la solita soluzione di investire in armamenti ed eserciti. Crediamo fermamente che la costituzione di un esercito unico europeo debba essere affiancata da politiche comuni, valori sempre più condivisi e un impegno duraturo per la pace.
Forlì, 12.03.2025
– https://www.difesacivilenonviolenta.org/;
-https://www.pressenza.com/2025/01/can-nonviolent-struggle-defeat-a-dictator-this-database-emphatically-says-yes/
– https://forlicentropace.com/i-corpi-civili-di-pace-europei-bisogna-costruirli-ora/