Bosnia Express: Il Paese dei Caduti e la Speranza della Rinascita

 

di Bengisu Kaya.  Bosnia Express di Luca Leone – Inventario 9954 – PACE.LIBRI 14 EUROPA 133

La Bosnia-Erzegovina è un Paese in cui la guerra è ufficialmente finita, ma dove l’ingiustizia e la povertà non hanno mai smesso di esistere. Bosnia Express di Luca Leone è un viaggio di
testimonianza e di coscienza, che attraversa una terra segnata dalle rovine del passato, dal dolore del presente e dal fragile respiro della speranza. Proprio come recita il titolo dell’evento:
“Ripercorrere il passato, osservare il presente, sognare il futuro.”

Il libro di Leone mostra come la fragile pace seguita al conflitto non abbia portato un vero sollievo alla popolazione bosniaca. Nel capitolo Caduti e in scadenza si svela il volto di un Paese in
profonda crisi economica e morale. La guerra è terminata, ma la disoccupazione, la miseria e la disperazione sono diventate croniche. Sarajevo non è più la città della resistenza, ma quella delle
“statistiche della fame”. Il 2009 è, nelle parole di Leone, un annus horribilis: la disoccupazione supera il 40%, le pensioni non vengono pagate, e lo Stato sembra ormai impotente. La popolazione
sopravvive grazie all’economia grigia e alla solidarietà dei vicini. Leone riassume così questa tragedia silenziosa:
“Il problema non è la mancanza di lavoro manuale, ma la mancanza di speranza.”
La pace, in Bosnia, non ha significato libertà economica: in un contesto privo di giustizia ed equità, la povertà è diventata la prosecuzione muta della guerra.

Questo clima cupo trova il suo contrappunto nel capitolo Palazzo di giustizia, dedicato alla ricerca della verità e della giustizia. Le fosse comuni di Kamenica ricordano che le ferite del genocidio di
Srebrenica non si sono mai rimarginate. La penna di Leone si fa tagliente, priva di filtri diplomatici:
“Un genocidio e basta. Senza se e senza ma.”
Eppure, a distanza di anni, l’impunità continua a dominare. Il processo a Karadžić inizia solo nel 2009, mentre Mladić è ancora latitante. “Molti di coloro che avrebbero dovuto rispondere dei
propri crimini siedono ancora in Parlamento”, scrive Leone, denunciando la paralisi morale del sistema giudiziario. I tribunali sono lenti, la corruzione velocissima:
“La giustizia è lenta, ma la corruzione è velocissima.”
Mentre oltre 8.500 vittime di Srebrenica attendono ancora un nome e una sepoltura, l’Europa osserva con una pazienza stanca. Per Leone, la Bosnia è diventata una “tomba in attesa di
giustizia”. La pace senza giustizia non è che un silenzio apparente, non una vera guarigione.

Ma il viaggio del treno di Leone non si ferma qui. Le tappe successive — La via della guerra, Babele e Brčko e il fantasma del palcoscenico — segnano il cammino del Paese dall’oscurità verso
la rinascita. In La via della guerra, Leone descrive una Bosnia in cui le armi tacciono, ma la mentalità bellica sopravvive. La produzione illegale di armamenti continua, e l’economia resta
dipendente dal militarismo. Tra il 1992 e il 2010, 7.160 persone sono morte a causa delle mine, migliaia sono rimaste mutilate. La terra è stata ricostruita, ma le menti sono ancora prigioniere
delle rovine del conflitto. È una Bosnia “senza guerra, ma anche senza pace” — l’immagine perfetta del tema osservare il presente.

Il capitolo Babele affronta invece la frattura linguistica e identitaria del Paese. Quando Leone chiede “Che lingua si parla in Bosnia?”, riceve 671 risposte diverse. Per alcuni è il bosniaco, per
altri il serbo o il croato: ma non è solo una questione linguistica, è la metafora di un’identità frammentata.
“Bosanski jezik… terribilmente difficile, incredibilmente musicale.”
Lo scrittore mostra come persone che condividono la stessa lingua non riescano più a comprendersi. La lingua, che dovrebbe unire, diventa un confine invisibile. Tuttavia, Leone non
rinuncia alla speranza: nei rapporti umani, nella musica e nella letteratura, vede germogliare piccoli ponti di riconciliazione.

L’ultima tappa, Brčko e il fantasma del palcoscenico, è la più luminosa. Qui Leone trova un Paese che, nonostante tutto, respira ancora attraverso la cultura. Brčko diventa un laboratorio di rinascita: teatri, giovani attori, musicisti e poeti danno voce a una generazione che trasforma le macerie in arte. “Oggi il teatro in Bosnia langue… ma il fermento culturale è vivo”, scrive Leone. Secondo lui, l’arte riesce dove la giustizia ha fallito: ricostruisce il tessuto umano spezzato dalla guerra. E forse, conclude, “Sarà proprio l’arte disprezzata a salvare un giorno la Bosnia.”

Bosnia Express di Luca Leone è, in fondo, uno specchio letterario dello spirito che anima l’evento di Forlì “Ex Jugoslavia: Ripercorrere il passato, osservare il presente, sognare il futuro.” Il libro
unisce in un’unica narrazione la memoria del passato (ripercorrere il passato), l’osservazione del presente (osservare il presente) e la possibilità di immaginare un futuro attraverso la cultura
(sognare il futuro). La storia della Bosnia non è solo quella della guerra, ma anche della resilienza: un popolo povero ma creativo, ferito ma resistente, silenzioso ma produttivo. Il messaggio di
Leone è chiaro e universale: se la giustizia non ha potuto salvare la Bosnia, forse lo farà l’arte.

E in questa frase si racchiude, forse, la speranza più autentica non solo per la Bosnia, ma per l’Europa intera.

Bibliografia
Leone, L. (2010). Bosnia express: politica, religione, nazionalismo, mafia e povertà in quel che
resta della Porta d’Oriente. Infinito Edizioni.

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