Fin da piccola, Nogaye si è chiesta quale fosse il suo posto. Nonostante avesse una casa, una famiglia, degli amici, si è sempre sentita in bilico tra due mondi. Nata in Italia da genitori di origine senegalese, cresciuta in un paesino di provincia, Nogaye ha assorbito tutto il pregiudizio e il rifiuto che la nostra società riserva a chi è “straniero” e ha istintivamente cercato, con tutta se stessa, di appartenere a una maggioranza che la faceva sentire diversa. Per anni ha addotto scuse per non recarsi in Senegal a conoscere la sua famiglia allargata; per anni ha sofferto per il suo aspetto “sbagliato”; per anni si è fatta chiamare con un altro nome, Noghina.
Ma Noghina e Nogaye sono due anime della stessa persona, due anime che si sono sfuggite, si sono date battaglia, ma alla fine si sono abbracciate e ricomposte come tessere di un puzzle. Per arrivarci tuttavia ha dovuto affrontare un percorso lungo per smantellare il razzismo interiorizzato, fatto di letture, studi e incontri e soprattutto di viaggi in Senegal. Grazie a ciò Nogaye si è riappropriata della sua identità e ha potuto prendere lo slancio per diventare attivista per diritti civili e sociali. Nogaye quindi ci propone in questo libro il percorso di decostruzione che lei in primis ha fatto, illuminando zone di ombra che spesso vengono ignorate o negate.